Patrizia Laquidara
Patrizia Laquidara è cantautrice e scrittrice. Siciliana di nascita e veneta d’adozione, ha costruito nel tempo un percorso artistico personale e riconoscibile, muovendosi in una zona di confine tra canzone d’autore, poesia, ricerca sonora e performance. La sua voce e la sua scrittura, spesso definite dalla critica visionarie e magnetiche, uniscono profondità emotiva e libertà espressiva, dando forma a un racconto che non si limita a interpretare le storie, ma le abita.
Negli anni ha pubblicato album centrali per la canzone d’autrice italiana come Indirizzo portoghese, Funambola (prodotto da Arto Lindsay e Patrick Dillett), Il canto dell’anguana (Targa Tenco 2011 come miglior album in dialetto, che la porta a duettare con Ian Anderson) e C’è qui qualcosa che ti riguarda, prodotto da Alfonso Santimone. Un percorso premiato da riconoscimenti come il Premio Città di Recanati e il Premio della Critica al Festival di Sanremo 2003, e sostenuto da un’intensa attività live in Italia e all’estero (Stati Uniti, Giappone, Ecuador, Brasile, Marocco, Spagna).
La sua scrittura musicale ha una forte impronta letteraria ma resta sempre corporea e presente, attraversata da temi come identità, memoria, desiderio, viaggio e trasformazione. Un linguaggio che mescola tradizione e contemporaneità, suggestioni popolari, elettronica e sperimentazione sonora, in un equilibrio costante tra rigore e libertà. Accanto alla musica, Laquidara ha portato il proprio lavoro in dialogo con il teatro e la parola: dal 2023 collabora con Marco Paolini, debuttando al Teatro Strehler di Milano nello spettacolo Boomers come interprete e autrice delle musiche originali, seguito da una lunga tournée e dai successivi progetti Mar de Molada e Bestiario Idrico. Ha inoltre composto Noite Luar per il film Manuale d’amore di Giovanni Veronesi, candidata al David di Donatello come miglior canzone originale.
Parallelamente alla musica, ha ampliato il proprio linguaggio nella letteratura con il romanzo Ti ho vista ieri (Neri Pozza), vincitore di importanti premi letterari. Proprio da questo libro nasce il suo nuovo progetto discografico, Florula, in uscita, per una prima parte, il 6 febbraio 2026.
Il titolo Florula proviene dal lessico botanico e indica l’insieme delle specie vegetali che abitano un territorio. Nella poetica di Laquidara diventa metafora di un ecosistema umano ed emotivo fatto di presenze minute e resistenti: genealogie, voci femminili, relazioni e comunità che convivono e si trasformano. Ogni canzone è un frammento necessario, niente è ornamentale, tutto è vivo.
È un disco fatto di memorie personali e corali– l’infanzia come spazio originario e inesauribile, i viaggi, le storie familiari, un’Italia condivisa – che si aprono a un’idea di comunità più ampia, inclusiva, mai chiusa nell’io, ma soprattutto al desiderio di allargare lo sguardo, di non restare soli, di costruire un’idea di mondo in cui nessuno è escluso.
Le canzoni, nate dai personaggi e dai racconti presenti nel suo “Ti ho vista ieri” si muovono tra fragilità e slancio, intimità e apertura: a volte il canto diventa inno e rito, altre resta nudo, ma sempre vivo.
È un lavoro che prova a guardare avanti, aprendosi anche a forme più leggere, libere e immediate di scrittura, senza rinunciare alla profondità.
Prodotto artisticamente insieme a Edoardo Piccolo, che ha contribuito in modo decisivo a definire un suono nuovo e vitale, dal punto di vista sonoro Florula unisce scrittura cantautorale, elettronica e sonorità rituali e corali e mette al centro la voce come strumento narrativo e collettivo. Un lavoro che guarda avanti senza recidere le radici, confermando Patrizia Laquidara come una cantastorie contemporanea capace di abitare il confine tra tradizione e presente, tra parola e suono.
L’album è attraversato da incontri – Antonio Vargas (Delicatoni), Puccio Castrogiovanni, un coro di voci femminili, percussionisti brasiliani provenienti dalla periferia di Recife che Patrizia ha visitato nei suoi viaggi, il giovane rapper El Coco con cui Laquidara collabora in un brano scritto insieme al campione mondiale di poetry slam, l’amico Lorenzo Maragoni– e trova il suo centro in Nessuno deve restare di fuori, cantata con Giulia Mei: due voci femminili che si uniscono per dire che il cerchio può sempre allargarsi.
Pubblicato in due parti, Florula sceglie il tempo lungo dell’ascolto. Questa prima uscita si chiude come un capitolo, non come l’intero libro, non un finale, ma una soglia.
Un disco pensato come organismo vivo, che non chiede di essere consumato in fretta, ma attraversato. Un invito a riconoscersi in un ecosistema più ampio, dove le storie personali diventano spazio comune da abitare, in cui nulla è isolato e tutto dialoga.
Management
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